ME LO SEGNO

che poi me lo dimentico

Smugglers Way: Domino and Ribbon’s first ever limited edition zine...

Procellariidae

Shearwater.

Piccolo ripasso: 1998, lo studente di geografia umana all’università di Austin (TX) Jonathan Meiburg una sera suona con la sua band insieme gli Okkervil River di Will Sheff. Colpo di fulmine, e a fine serata Meiburg diventa a tutti gli effetti un OR. Dalla coppia, dopo un paio di anni di frequentazione, nel 2000 nascono gli Shearwater, in cui le gerarchie sono invertite e il sound viaggia in contemporanea con le ricerce etnoantropologiche e ornitologiche del leader. Ma, si sa, l’amore è eterno finché dura, e nel 2011 Will e Jonathan divorziano reciprocamente dal gruppo dell’altro. Da allora, il disastro.

L’ultima catastrofe in ordine di tempo, è “Animal Joy”, di cui ho ampiamente parlato qui. Un pensiero, però, ha continuato ad arrovellare la mia mente: come sarà, reso dal vivo, questo tentativo di esplorazione della subcultura urbana del “Gallo Cedrone”? Basta chiedere, ed ecco che immediatamente le risposte arrivano, in forma di ospitata in radio (89.3 The Current, from Minnesota, per la precisione)

 

La questione è semplicissima: ciò che tamarro fu creato (“Dread Sovereign”), tamarro resta; ciò che aveva un lontano sentore di Shearwater dei bei tempi andati (“You As You Were”) non può che far aumentare la nostalgia dell’aborigeno; ciò che rimane lì (“Breaking the Yearlings”) continua a rimanere lì senza né arte né parte.

Ma c’è uno spiraglio di speranza. Ieri, su Facebook, Meiburg ha annunciato che per la data di Hudson (NY), sul palco con le procellariidae di Austin ci sarà il figliol prodigo Will Sheff. Coincidenza, succede proprio in concomitanza con la riedizione di “Winged Life” (uscito per Misra nel 2004), il disco più okkervilriveriano della carriera degli Shearwater.

Provare per credere: “My Good Deed” (la mia preferita)

 

BONUS TRACK: 

Questo video, come raccontato nell’intervista a The Current, fra un po’ sparirà su richiesta dell’American Museum of Natural History. Ma fin che resiste: “Breaking the Yearlings”

“All the people, so many people”

È la settimana a più alto tasso di Blur credo dal 1995 - non che per me sia un problema, anzi.

Comunque, qualche genio a NME ha fatto un mash up tra Parklife e il discorso di ringraziamento di Damon Albarn al ritiro del Brit Award per l’Oustanding Contribution to Music (quello alla carriera, per intenderci).

guardianmusic:

This mash of Parklife and Damon’s BRITs speech is absolutely brilliant. CS

(via NME.com)

[Flash 9 is required to listen to audio.]
– Olivia, In A Separate Bed (1 play)

“Being left for someone else is tough”. Sacrosanta verità, apparsa in un laconico tweet lanciato da Robin Pecknold, quasi immediatamente cancellato. Al suo posto, un’altra triste perla di saggezza in 140 caratteri: “Don’t start a band. Just find someone you love and show up for them.” - insomma, in casa Pecknold deve essere risuonato il terribile aut aut “O la musica, o me”.

La situazione è chiara: il leader dei Fleet Foxes ha il cuore infranto. E per elaborare il lutto ha messo mano a microfono e chitarra. Il risultato è “Olivia, in a separate bed”.

La lista delle mie break-up songs preferite ha decisamente una new entry nella top 5.

Se dovessi descrivere la mia vita con un’immagine, credo proprio che userei questa.
È di Keaton Henson. 
Cantautore, illustratore, tanto bravo (e bello) quanto problematico (o, almeno, così narra la leggenda).
Tutto, troppo, e tutto insieme.

Se dovessi descrivere la mia vita con un’immagine, credo proprio che userei questa.

È di Keaton Henson. 

Cantautore, illustratore, tanto bravo (e bello) quanto problematico (o, almeno, così narra la leggenda).

Tutto, troppo, e tutto insieme.

Ho scoperto il mio amore per M. Ward all’End of the Road, l’anno scorso.

Ora, sta per uscire con un nuovo disco. Questo, il primo video. 

M. Ward - The First Time I Ran Away (di MWARDMUSIC)

Samantha Morton è una delle mie attrici preferite. Tra le altre cose, è stata il volto della mia eroina letteraria adolescenziale (del cui nome ancora mi fregio) prima; e una fantastica Deborah Curtis per Anton Corbijn poi.

Ora, è passata dall’altra parte della videocamera, per una delle canzoni più belle dei Kills.

Inutile dire che il risultato è pura poesia.